Joker di Todd Phillips, oltre il cinecomic

“I cinecomic non sono cinema, sono dei Parchi Divertimento!”, lo ha detto un certo Martin Scorsese. Sarebbe interessante sapere se, guardando l’ultima pellicola ispirata al personaggio del Joker, il buon Martin resterebbe dello stesso avviso. Sembra strano poi, pensando agli ultimi film sui supereroi andati in scena negli ultimi dieci anni, come si possa ghettizzare il genere facendolo passare come qualcosa di lontano dall’arte cinematografia, considerando che rappresenta una delle colonne portanti per l’attuale economia di Hollywood: basti pensare agli incassi di ‘Avengers Endgame’ (due miliardi e 790 milioni di dollari) e quelli di Green Book, miglior Film premiato agli Oscar 2019 (l’ultima stima parlava di poco più di 300 mln di dollari). Insomma, i cinecomic, tanto bistrattati, al momento consentono all’economica hollywodiana di stare in piedi, ma questa è un’altra storia.

Il fatto è che l’ultimo ‘Joker’ di Todd Phillips, uscito nelle sale italiane appena due giorni fa, sembra davvero qualcosa di diverso. Non solo perchè ha portato a casa il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia (prima volta in assoluto per un cinefumetto), scrivendo un pezzo di storia del genere; ma anche perchè la visione di uno dei super cattivi più famosi della storia, nel film di Phillips viene resa in una maniera mai vista prima.

Arthur Fleck è un uomo che affronta la propria vita circondato da una miriade di difficoltà. Oltre ad un disturbo legato ad un bisogno compulsivo di ridere anche quando non ce n’è bisogno, Arthur è costretto a badare ad una mamma che non è autosufficiente e che gli sottrae energie fisiche e mentali. Poi c’è Gotham: si, perchè la verità è che Arthur è una creatura travolta e schiacciata dal mondo che lo circonda, da quella città che rigetta su di lui tutta la violenza, la crudeltà ed il degrado di una società ormai sull’orlo dell’apocalisse.

Gotham appare poco, eppure è una protagonista indiscussa del film: la città dove si svolge la storia (che la tradizione vuole abbia dato i natali ad un certo Cavaliere Oscuro) è la chiave per comprendere la psiche di Fleck, lasciato solo da una mondo restio ad aiutare gli ultimi. Manifesto dell’epoca moderna, a mio parere: Gotham, per ammissione dello stesso regista, “è lo specchio del mondo contemporaneo”. E dunque ciò che anima la città del piccolo Bruce Wayne (che nel film compare davvero poco), trova corrispondenze anche nel mondo reale, e cosi la pellicola ci mostra in maniera anche alquanto didascalica che il degrado della società genera il male, che il male genere male, che il male genera mostri. ‘Joker’ è un mostro, e lo sappiamo perchè il personaggio è arcinoto, ma Todd Phillips ci mostra non tanto il personaggio in se, bensì come questo venga concepito, quali sono le dinamiche che realisticamente generano un assassino, psicopatico e schizzofrenico, in grado di rappresentare il simbolo del male assoluto.

Eppure, resta una certezza che viene dal profondo del film: questo non è un cinecomic qualunque, non è la classica storia di gente in calzamaglia o in armature iper tecnologiche che in questi anni abbiamo ammirato in tutta la loro spettacolare bellezza “computerifera”. Il ‘Joker’ interpretato magistralmente da Joaquin Phoenix è qualcosa di diverso, qualcosa di mentalmente disturbante, ma allo stesso tempo di emotivamente chiaro ed empatico. Quanto ci viene detto tra le righe attraverso questo film è un messaggio accecante, che per gli amanti dei fumetti potrebbe essere quasi disturbante: non è tanto l’arrivo di Batman a dover tranquillizzare le persone sul destino di Gotham tra le mani di ‘Joker’, ma piuttosto il film pone l’attenzione su come la nascita di un mostro dipenda anche da “noi”, su come il male sia il frutto di degrado, del marcio che ci portiamo dentro. attraverso un’umanità diversa, un mondo diverso.

‘Joker’ è l’emblema che un’umanità diversa, un mondo diverso, sarebbe in grado di fare la differenza. Al di là dei supereroi, al di là di Batman.

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A Star is born

Qualche tempo fa vidi il trailer di “A Star is born”, film diretto da Bradley Cooper (il primo con la sua regia), e che vedeva tra i protagonisti Lady Gaga. Questi erano, diciamo, gli unici due motivi che avevamo suscitato in me una modesta attenzione, visto che dalle immagini mi era sembrato un qualcosa di già visto. Anche se poi, in effetti, questo film è ben il terzo remake de “E’ nata una stella”, diretto nel 1937 da William A. Wellman.

Insomma, mosso da un hype poco vibrante, ho deciso di andarlo a vedere al cinema. E, cavolo, c’è stato un momento nel finale in cui ho pensato mi stessi involontariamente allineando a tutti i singhiozzii che sentivo in sala, di gente che commossa ammirava e veniva investita emotivamente dal finale di un film, diciamolo, bello.

Si, la prima alla regia di Bradley Cooper si può senz’altro definire un successo. Lui era sia davanti che dietro alla cinepresa, ed è stato forse proprio questo aspetto che gli ha permesso di mettersi in luce con un’interpretazione tra le migliori (forse la migliore) della sua carriera.

La storia d’amore tra la nota star del rock Jackson Maine e la pressappoco sconosciuta Ally, nasce in un night club dove lei si esibisce dando sfoggio della sua meravigliosa voce. I due si incontrano, hanno modo di conoscersi e cosi il film sviluppa quest’amore che ci viene mostrato in maniera veloce ma intensa.

Tecnicamente il film ha dei picchi meravigliosi fin da subito, con la prima scena che racconta, dal punto di vista del palco, l’inizio del concerto di Jackson, con un montaggio ed un sonoro che rendono il tutto quasi reale. Meraviglioso. Anche la fotografia trascina nello sviluppo del film, cambiando in modo lento ma deciso nel corso dei minuti, passando da viva ed accesa all’inizio, a più cupa e smorta nel finale. Un finale, appunto, che ti lascia l’amaro in bocca.

Un plauso, ci tengo a sottolinearlo, va fatto a Bradley Cooper: non solo registicamente il film è valido, ma l’attore riesce a tirare fuori da se stesso un’interpretazione ricca di patos, regalando allo spettatore tutta la sofferenza di una rockstar travolta dal peso della fama, della solitudine e dell’alcol.

E Lady Gaga? Beh, il fatto che lei non sia un’attrice è ancor più evidente per il semplice fatto che si trova accanto un Bradley in gran spolvero. Però, figuriamoci, la pop star ci mette del suo, ed è apprezzabile il palese passo in avanti rispetto ad American Horror Story, dove già si era dilettata nella recitazione. Però Stefani è una cantate, e lo si nota quando la sua espressività cambia totalmente nei momenti in cui Ally canta, tirando fuori insieme alla voce anche carattere e personalità.

Insomma, brevemente: “A star is born” è un bel film, da consigliare e da godersi in tutta la sua struggente melodia. Alcuni parlano di prossime nomination agli Oscar. Per il Cooper attore sarebbe più che meritato, per Gaga sarebbe un furbata commerciale che potrei anche apprezzare.

In allegato vi lascio il video di “Shallow“, scritta e cantata dai due protagonisti (Si, in questo film Bradley Cooper canta anche!). A-star-is-born-Apertura-700x430